Il premier è costretto a scendere nell'agorà e si scopre un politico
Monti e la tecnopolitica
Caduto è il velo: la Triplice alleanza interna e i tecnici sempre più politici
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Morituri te saluntant.
Sì perché come i gladiatori ora tocca ai tecnici scendere nell’arena politica per confrontarsi con la mutata situazione geopolitica. Il rapporto con la cittadinanza a Monti & Co. non è mai piaciuto troppo. La filosofia del “comunque si va avanti” del prof, giustificata da apparenti bisogni economici nazionali e sostenuta dall’onda rosa della stampa, che fino ad ora si è dimostrata ammansita dalla squadra dell’homo tecnicus, adesso comincia a scricchiolare.
Tre questioni minano l’azione del Monti premier.
Il confronto, o meglio lo scontro, con la popolazione che, sebbene sia riuscita ad ingurgitare il rospo del “più tasse perché è necessario”, adesso comincia a capire che la medicina prescritta da mamma Merkel è sovradosata e rischia di ucciderci, economicamente, tutti.
La possibile candidatura post-2013 del bocconiano, fatta recentemente anche da Berlusconi, con il tacito assenso del PD e l’approvazione dell’UDC, dimostra l’assoluta incapacità della politica di proporre un’alternativa credibile alla gerontocrazia che ha ridotto sul lastrico il Paese. Di più: che sia Casini la vera mente del piano è semplice a dirsi e anche a provarsi. Nell’incestuosa ammucchiata, che vede fatti letteralmente fuori Maroni (l’archiviazione di Bossi è solo questione di tempo e i congressi della base padana lo provano) e Di Pietro (mai veramente impositivo), risulta evidente come la Triplice non potrà candidare né Alfano, contrastato dalla base PD, né Bersani, assolutamente inviso come premier; aggiungiamoci l’appoggio di Palazzo Apostolico e una vita cresciuta all’ombra di Andreotti per completare l’identikit del nuovo premier. L’unico problema marginale è l’eventuale secessione pugliese.
Ultimo ma certamente non meno trascurabile è l’impatto europeo di questa ondata di conservatorismo tecno-politico. Le cancellerie di tutto il mondo si affrettano a smarcarsi ma è evidente che la scelta di non ricevere Hollande è semplicemente la punta dell’iceberg di una nuova politica europea che punta all’unificazione economica (geopolitica sarebbe impensabile) sotto l’egida franco – italo - teutonica. Non me n’ero accorto ma o sono invecchiato di un secolo oppure abbiamo semplicemente riavvolto il nastro.
Parte il toto-identità su chi sia il nuovo Otto von Bismark!













