SEI IN IMPRESA Diritto e Impresa Libertà di impresa, Italia all'ultimo posto

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Da una ricerca condotta dall'Istituto Bruno Leoni

Libertà di impresa, Italia all'ultimo posto

 Nello specifico, quanto a libertà di impresa in sé, solo la Grecia, sta peggio dell’Italia, che inoltre è ultima nella voce “regolamentazione".

In Europa, dal punto di vista del fare impresa l’Italia è il paese meno libero. A lanciare l'allarme è una ricerca sulla "libertà di impresa in Europa" condotta dall'Istituto Bruno Leoni per conto di Confindustria. Lo studio sarà oggetto di dibattito in una “due giorni” ad hoc, in programma a Parma nel prossimo fine settimana. Tassazione, spesa pubblica, regolamentazione, qualità delle norme e legislazione sul lavoro.

Questi i criteri della ricerca, la quale vede l’Irlanda al primo posto assoluto. Nello specifico, quanto a libertà di impresa in sé, solo la Grecia, sta peggio dell’Italia, che inoltre è ultima nella voce “regolamentazione".

Da tempo Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti pensavano a una riforma "pro-impresa" dell’articolo 41 della Costituzione, che garantisce la libertà di intraprendere. La riscrittura dovrebbe prevedere, fra l’altro, la garanzia all’ attività economica privata in sostituzione dell’iniziativa economica privata.

Tremonti, in un convegno tenutosi in Sud Corea afferma : «Se Guglielmo Marconi tornasse ora - chiosa - a fare esperimenti dal panfilo "Elettra" incorrerebbe nelle mille regole e sarebbe multato per aver infranto il diritto alla navigazione, quello postale etc etc». Tremonti entra quindi meglio nel dettaglio del provvedimento che supera «le lenzuolate di Bersani o il piano Casa di Berlusconi», «entrambi falliti perchè il sistema non si cambia dall’interno» e non ci sono riuscite nè la destra nè la sinistra. Il progetto, pensato assieme al premier, prevede una legge costituzionale da presentare dopo la manovra che modifica l’art 41 della Carta, frutto ai tempi della Costituente di un compromesso fra le posizioni delle forze di sinistra e quelle di centro, «rendendo possibile tutto ciò che non è vietato».

In sintesi, prendendo una dichiarazione della Marcegaglia:  «Sono finiti i tempi in cui poche aziende decidevano l'agenda di Confindustria, proseguiremo a modernizzare le regole sindacali senza strappi improvvisi che fanno male al sistema delle imprese e del Paese e alla libertà stessa d'impresa»